Stasera, alla fine della presentazione di Invito a pranzo con pistola di Leopoldo Santovincenzo, ha alzato la mano in prima fila una signora sull’ottantina. Dal palco hanno detto «c’è una domanda», la signora l’ha presa lontanissima, con un italiano bolso come pochi – persino «anodina» ha detto, a un certo punto – e poi ha iniziato a sciogliersi quando ha raccontato della sua conoscenza con uno dei ragazzi protagonisti del libro, si è emozionata, si è sciolta, e credo che tutti abbiamo pensato che lo abbia amato davvero quel ragazzo: è cambiato anche il suo italiano, o forse era lo stesso di prima ma a me sembrava più accogliente, «l’ho rincorso per tutta la vita», «mi ha detto sto morendo», e sembrava non volerlo lasciare più quel microfono, e io ho pensato chissà se è stata ricambiata, chissà se parlavano così tra loro quando si incontravano, chissà se l’amore dà il meglio di sé solo quando è ricordo, finito, irrecuperabile, tanti anni dopo.